Imbarazzo e vergogna

Questi sono i sentimenti che abbiamo provato dopo il Consiglio Comunale di lunedì 30 novembre.

Il nostro voto contrario alla mozione presentata dalla maggioranza è motivato innanzitutto dal fatto che l’ideologia gender non esiste. Non c’è alcuna normativa approvata in Parlamento che introduca nella scuola questa fantomatica teoria, c’è solo la promozione della parità tra i generi, la lotta alla discriminazione e agli stereotipi, il contrasto alla violenza.

Questa mozione arriva fuori tempo massimo in quanto il ministro Giannini è già intervenuta sull’argomento con una circolare, la 4321 del 6 luglio, e ha diffidato chiunque accusi la scuola di voler introdurre l’ideologia gender.

Il compito della scuola è quello di istruire educando. E le scuole lo fanno in accordo con le famiglie; non a caso è stato elaborato da una commissione mista docenti-genitori il patto di corresponsabilità educativa che poi è stato approvato da collegio docenti e consiglio di istituto, composto per la metà da genitori, è stato distribuito ai genitori, e con loro condiviso nelle assemblee di classe.

In Consiglio Comunale abbiamo sentito parlare di rischio di distruzione dell’essere umano dalla capogruppo di maggioranza Laura della Bosca, di un pericolo sottile dall’assessore alla Scuola Antonia Rina Ardemani, di insidia e cultura di violenza dal consigliere di minoranza di Vivi Concorezzo Alberto Bernareggi. Non pervenuti interventi del solitamente molto loquace capogruppo di Vivi Concorezzo Paolo Gaviraghi, che abbiamo scoperto essere favorevole alla mozione al momento del voto. Il capogruppo Borgonovo si è imbarcato in un giudizio sulla famiglia, che esiste a suo dire solo se formata da un uomo e da una donna, e su cosa manca ai bambini che non hanno una mamma e un papà, oltre che sui ruoli che pare differenzino in modo sostanziale questi ultimi.

Il consigliere Mariani, presidente della Commissione Scuola, ha confuso l’ideologia gender con l’educazione di genere, che gli ricordiamo comprende il soffermarsi sulla violenza di genere, che è ben altra cosa. Lo abbiamo poi ascoltato dire che i più scettici, guarda caso, sarebbero coloro che non hanno figli. Proviamo noi l’imbarazzo che non ha provato lui nel fare una simile affermazione, questa sì violenta, che toglie il diritto di difendere una convinzione non solo a chi appunto non ha figli (e sappiamo bene quante motivazioni possano esserci nella vita di una persona) ma anche a coloro che, pur essendo genitori, continuano a essere convinti che l’ideologia gender sia pura fantasia.

Chiediamo di nuovo conto di dove, secondo la maggioranza, si situi l’autonomia scolastica di cui tanto si è (giustamente) parlato riguardo al Piano per il Diritto allo Studio.

E alla pretesa che la mozione inviti solo al dialogo con la scuola, ricordiamo a chi l’ha scritta che la stessa prevedeva sei esiti ben precisi per questo “dialogo”, tra cui la sensibilizzazione di cittadinanza e genitori in merito ai pericoli e alle insidie del gender.

Notiamo infine come favorevole sia stato anche il voto della consigliera delegata alle Pari Opportunità Cristina Panceri, che non è intervenuta ma alla quale abbiamo chiesto conto dell’impegno (a oggi inesistente) per quanto riguarda la violenza di genere. Sempre che la sua delega valga qualcosa.

Prendiamo atto di come gli unici voti contrari siano stati quelli del nostro gruppo, non per imposizione dall’alto, bensì per ribadire come le vere minacce in campo oggi sono quelle che al diverso guardano con tale superficialità.

 

QUI potrete vedere la seduta. La lettura della mozione e la discussione sono nell’ultima parte, in quanto ultimo punto all’ordine del giorno.