Il referendum abrogativo è uno degli strumenti di partecipazione democratica stabilito dalla nostra Costituzione, pensato come opportunità di modificare dal basso leggi fatte dal Parlamento. Il referendum non dà la possibilità di fare proposte alternative, ma solo di cancellare parti di normativa riportando ad un punto antecedente la legislazione in una determinata materia. Sarà per questo o per la progressiva perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, o per l’abuso che è stato fatto dello strumento referendum, che da molti anni ormai non si riesce più a raggiungere il quorum di partecipazione che renda valida la consultazione referendaria. Questo è un danno enorme per la democrazia perché rafforza l’idea che il voto, la partecipazione attiva degli elettori non serva a niente e soprattutto non serva a cambiare le cose. Lo sa bene il Presidente del Consiglio che dopo aver indebolito e reso sterile il Parlamento adesso prova anche a scippare agli italiani la possibilità di esprimersi il 12 e 13 giugno sul nucleare, l’acqua pubblica e il legittimo impedimento.
Per il Partito democratico la scelta è chiara: un si contro il nucleare, contro il piano di ritorno del Governo Berlusconi inefficiente e pericoloso, contrario alla nostra idea di sviluppo che si basa sull’espansione delle energie da fonti rinnovabili e che pensa non solo alla produzione di energia per il presente, ma anche a lasciare un mondo pulito ai nostri figli. Siamo per il si all’acqua pubblica e contro la privatizzazione forzata imposta dal Governo, che non persegue nessuna strategia di tutela della risorsa idrica, né di ammodernamento degli impianti per i quali sono indispensabili investimenti e manutenzioni che non vengono certo garantiti dall’ingresso forzoso nella gestione di capitali privati, ma da un rafforzamento delle capacità di regolazione e controllo da parte del pubblico e dei cittadini.
Siamo per il sì contro il legittimo impedimento, l’ennesima violenza fatta alla legge da parte di Berlusconi per evitare di farsi giudicare come tutti i cittadini. Siamo soprattutto per tutelare il diritto di voto degli italiani che il 12 e 13 giugno possano esprimere la loro opinione senza essere sottoposti a giochetti di potere e manovre di palazzo che fingono di cambiare idea sul nucleare, solo per paura del giudizio degli elettori. Una democrazia che teme gli elettori non può più dirsi democrazia ed è per questo che ci impegniamo nella campagna referendaria, convinti come ci ricorda il presidente Napolitano che l’alternativa a Berlusconi sia una sinistra credibile e affidabile che abbia voglia di vincere per governare e non per sostituirsi al potere.






















